00 ARTICOLO | DATA 16.12.25 | 3 minuti di lettura
Un incontro che costruisce ponti
L’udienza della Delegazione Bridge the Gap
La delegazione del progetto BRIDGE THE GAP, accompagnata dai rappresentanti di ISHEO è stata ricevuta in udienza da S.Em. il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Un momento di grande valore istituzionale e umano, che ha dato continuità al percorso avviato nel 2022 e rafforzato con il recente Blood Cancer Summit, svoltosi il 1° ottobre a Roma.
L’udienza, tenuta presso la Segreteria di Stato Vaticana, ha rappresentato un passaggio fondamentale per riflettere sul significato più profondo di una cura realmente centrata sulla persona e per portare questa visione anche oltre i confini nazionali. La delegazione, giunta a Porta Sant’Anna secondo il programma organizzativo previsto , ha presentato al Cardinale Parolin il percorso e gli obiettivi del progetto, ponendo al centro il paziente con tumore del sangue come riferimento etico, clinico e sociale.

Durante l’incontro Davide Integlia ha introdotto il significato di patient centricity nel contesto del progetto BRIDGE THE GAP e del Blood Cancer Summit, illustrando la necessità di un modello di sanità che unisca ricerca, servizi e presa in carico in modo coerente e integrato.
A seguire, Davide Petruzzelli – Presidente de LA LAMPADA DI ALADINO ETS, co-promotore di Bridge The Gap e in rappresentanza delle associazioni pazienti – ha portato la prospettiva di chi vive la malattia ogni giorno, raccontando ciò che davvero conta per i pazienti nella definizione delle priorità cliniche, nella pianificazione della ricerca e nell’organizzazione dei servizi.
La discussione si è poi arricchita grazie agli interventi dei clinici, rappresentanti di istituzioni sanitarie e psicoterapeuti intervenuti, che hanno offerto una visione completa, sia medica sia psicosociale, delle esigenze dei pazienti.
Il Cardinale Parolin ha espresso apprezzamento e sostegno all’iniziativa, sottolineando il valore umano e spirituale del prendersi cura delle persone nella loro interezza.
Uno degli elementi più significativi emersi dall’incontro è la consapevolezza che il tema della centralità del paziente non può essere circoscritto al contesto nazionale. Da sempre, nell’immaginare la possibilità di lavoro sul tema dell’accesso a trattamenti e servizi sanitari, ho sperato di aprire a progetti internazionali, rivolgendoci anche ai Paesi dove la fragilità dei sistemi sanitari rende ancora più urgente la necessità di un approccio globale e inclusivo alla cura.
In questo quadro, l’udienza ha rappresentato la base per avviare una riflessione sul ruolo delle faith-based organizations (FBOs) in Europa e nel resto del mondo, con particolare focusu sull’Africa. La loro presenza capillare nelle comunità, la capacità di parlare ai bisogni profondi delle persone e l’autorevolezza nei contesti culturali nei quali operano, le rendono attori fondamentali per:
In molte aree del mondo la spiritualità – intesa non come appartenenza confessionale, ma come dimensione intima e identitaria – rappresenta un elemento cruciale nell’accompagnamento del paziente. Valorizzarla significa riconoscere che la cura non può essere solo tecnica, ma deve essere anche relazione, senso, vicinanza.
Come condiviso da tutti, abbiamo trovato grande apertura da parte del Cardinal Parolin sul tema dell’inclusione delle organizzazioni religiose e basate sulla fede, qualsiasi esse siano senza privilegiare alcuna specifica appartenenza, a progetti che mirano a una vera presa in carico globale del paziente, valorizzando il loro ruolo anche nel contrastare tesi antiscientifiche e che disorientano.
Il progetto BRIDGE THE GAP, proprio grazie a questo incontro, si apre dunque a un livello nuovo e inedito di riflessione, dove scienza, arte e spiritualità possono cooperare per la promozione di una vera assistenza globale, capace di integrare mente, corpo e comunità.
Adesso BRIDGE THE GAP mira a portare questa esperienza su scala internazionale, costruendo ponti tra esperienze, culture e sistemi sanitari diversi, con un obiettivo comune: mettere la persona – sempre e ovunque – al centro del percorso di cura.
Con il susseguirsi dei progetti realizzati e degli scambi con esperti e rappresentanti istituzionali, sono sempre più convinto che la speranza per un migliore accesso a cure e servizi sanitari ovunque nel mondo non debba rimanere solo un augurio, ma diventare una responsabilità chiara e condivisa da un numero sempre più ampio di interlocutori. Con il solito approccio inclusivo, la nostra mission è esattamente questa, collaborare per far avanzare gli outcome sanitari promuovendo innovazione, aumento delle competenze e informazione.
Health economist, consulente in scienze della salute e project manager con oltre 15 anni di esperienza, Davide Integlia è uno dei principali promotori in Italia di soluzioni innovative per migliorare l’accesso alla salute.
La sua attività si concentra sull’ideazione e realizzazione di progetti complessi che spaziano dalla ricerca clinica alla farmaco-economia, dalle strategie di market access al
coinvolgimento attivo degli stakeholder del sistema sanitario…
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