ARTICOLO | DATA 30.06.26 | 3 minuti di lettura
CANCER SURVIVORS
Una nuova sfida della sanità italiana
Cancer survivors: una nuova sfida della sanità italiana
In Italia non esiste ancora una definizione condivisa del termine cancer survivor. Si parla di lungosopravviventi, lungoviventi o guariti, ma nessuna di queste espressioni riesce a cogliere pienamente il significato del concetto internazionale.
Un cancer survivor non è soltanto una persona che ha superato la fase più critica della malattia, ma un cittadino che continua a vivere con bisogni clinici, psicologici e sociali che richiedono attenzione nel tempo.
L’aumento del numero di persone che vivono dopo una diagnosi oncologica rappresenta di fatto una conquista della medicina contemporanea. È il risultato del progresso scientifico, dell’innovazione terapeutica, della qualità dell’assistenza clinica e chirurgica, ma anche della capacità delle istituzioni di garantire accesso tempestivo ai farmaci e alle tecnologie più efficaci.
In altre parole, è il frutto di sistemi sanitari capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e tutela della salute pubblica. Tuttavia, se sul fronte terapeutico i progressi sono evidenti, sul piano dell’assistenza territoriale e della prevenzione secondaria persistono ancora importanti criticità. La sfida della sopravvivenza al cancro non si esaurisce infatti con la conclusione delle cure: inizia una nuova fase che richiede continuità assistenziale, monitoraggio e supporto.
Secondo F.A.V.O., oggi in Italia vivono circa quattro milioni di persone dopo una diagnosi di tumore. Si tratta di una popolazione in costante crescita, che esprime bisogni sanitari e assistenziali sempre più articolati. Una domanda che evolve nel tempo e che richiede una capacità di risposta flessibile da parte del Servizio Sanitario Nazionale.
La lungosopravvivenza comporta innanzitutto la necessità di un monitoraggio costante per individuare eventuali recidive. Dopo una fase di remissione o quando la malattia viene dichiarata sotto controllo, può verificarsi un naturale abbassamento dell’attenzione sia da parte del paziente sia, talvolta, del sistema di presa in carico. È proprio in questa fase che la continuità dell’assistenza diventa fondamentale.
Accanto agli aspetti clinici, assume un ruolo centrale il supporto psicologico. Molte persone convivono con paure, incertezze e cambiamenti profondi nella percezione della propria salute e del proprio futuro. Una presa in carico efficace deve considerare questi aspetti come parte integrante del percorso assistenziale.
Altrettanto importante è la gestione degli effetti collaterali a lungo termine delle terapie, così come il monitoraggio dello stato nutrizionale e l’accesso a programmi di supporto specializzato. Nutrizione, prevenzione e qualità della vita non rappresentano elementi accessori, ma strumenti concreti per ridurre il rischio di complicanze e favorire il benessere complessivo della persona.
Gli stili di vita svolgono un ruolo determinante. Alimentazione corretta, attività fisica e comportamenti salutari non possono essere affidati esclusivamente alla buona volontà individuale. Devono essere sostenuti attraverso programmi di formazione, informazione, accompagnamento e consulenza professionale.
In particolare, l’attività fisica adattata rappresenta uno degli interventi con maggiori evidenze in termini di miglioramento degli esiti di salute. Essa contribuisce non solo a ridurre il rischio di recidive e a migliorare la qualità della vita, ma anche a favorire l’inclusione sociale, contrastando isolamento, emarginazione e stigma, fenomeni che continuano a interessare molte persone che hanno affrontato una malattia oncologica.
Fondamentale è anche il sostegno all’autonomia del paziente attraverso percorsi di orientamento, educazione sanitaria e coaching. Accompagnare una persona nella gestione della propria vita dopo il tumore significa aiutarla a sviluppare competenze, consapevolezza e capacità di affrontare una nuova normalità.
Tutti questi interventi hanno un obiettivo comune: mantenere il collegamento tra il paziente e il sistema di cura. Garantire il cosiddetto linkage to care significa evitare che le persone vengano lasciate sole dopo la conclusione delle terapie, favorendo l’accesso continuativo ai servizi e intercettando precocemente eventuali problemi clinici o assistenziali.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario rafforzare l’organizzazione territoriale. Occorrono protocolli strutturati, servizi dedicati al follow-up, percorsi di consulenza medica e psicologica, accesso all’attività fisica adattata e al supporto nutrizionale specialistico. È inoltre fondamentale investire nella formazione degli operatori e nel coordinamento tra i diversi attori coinvolti.
Anche il tema dell’inclusione sociale merita una crescente attenzione. In questo contesto appare particolarmente interessante l’esperienza del link worker, figura già consolidata nel Regno Unito.
Attraverso il modello del social prescribing, il link worker aiuta le persone a orientarsi tra le opportunità presenti sul territorio, mettendole in contatto non solo con servizi sanitari e assistenziali, ma anche con attività culturali, sociali e comunitarie capaci di migliorare il benessere e la partecipazione sociale.
Può sembrare una prospettiva ancora lontana per il nostro Paese, ma molte esperienze dimostrano che questa direzione è già percorribile. La crescita dei cancer survivors rappresenta una straordinaria vittoria della medicina.
Ora la sfida consiste nel trasformare questa vittoria in una nuova capacità di presa in carico, capace di accompagnare le persone non soltanto nella cura della malattia, ma nella costruzione di una vita piena, attiva e inclusa nella comunità.
Health economist, consulente in scienze della salute e project manager con oltre 15 anni di esperienza, Davide Integlia è uno dei principali promotori in Italia di soluzioni innovative per migliorare l’accesso alla salute.
La sua attività si concentra sull’ideazione e realizzazione di progetti complessi che spaziano dalla ricerca clinica alla farmaco-economia, dalle strategie di market access al
coinvolgimento attivo degli stakeholder del sistema sanitario…
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