In un contesto dominato da numeri, protocolli e metriche, l’arte restituisce voce, corpo ed emozione all’esperienza umana della malattia.
Non è un’aggiunta accessoria, ma una dimensione strutturale del summit, pensata per tradurre in linguaggi universali ciò che le parole scientifiche da sole non riescono a dire. I tumori del sangue sono tra le patologie più complesse e invisibili.
Colpiscono il corpo, ma anche la relazione con se stessi, con il tempo, con gli altri. L’arte intercetta proprio quella zona grigia tra diagnosi e vissuto, tra il sapere medico e il sentire profondo.
In questa edizione la mostra fotografica «IO SONO QUI» si amplierà e metterà al centro dell’attenzione, oltre ai pazienti, anche le persone che sono accanto al paziente durante il suo percorso.
Il percorso del paziente e la rete di professionisti che intervengono per supportarlo in ogni fase sarà, invece, il tema della performance live di Phisical Theatre, messa in scena durante il Summit.
Queste produzioni artistiche attraversano un viaggio che parte dal dolore e dallo smarrimento, per giungere – attraverso dati scientifici e risultati clinici – a un messaggio di progresso e speranza.
Un approccio olistico, interdisciplinare, trasformativo
L’arte consente di superare le tradizionali barriere disciplinari tra medicina, psicologia, comunicazione e cultura, e diventa:
- uno strumento terapeutico per chi partecipa,
- un veicolo di consapevolezza per chi osserva,
- un catalizzatore di empatia per chi decide e comunica.
Ogni edizione del summit, in quanto evento esperienziale, produce nuovi contenuti artistici da integrare in percorsi formativi, divulgativi e istituzionali.